Sono trascorsi pochi giorni dall'ultimo decreto, per molti non è
cambiato assolutamente nulla, per altri è parso come uno spiraglio di aria,
altri ancora hanno ripreso le loro precedenti attività.
Una delle prime cose a cui far fronte è sicuramente la fatica nel
doversi affacciare a delle nuove abitudini.
Avevamo già notato questa difficoltà durante la quarantena ma dopo
circa un mese quel susseguirsi di ”click”, di segnali, la definizione di nuove
routine, ripetute con continuità, hanno delineato un nuovo ciclo di abitudini.
E’ incredibile come la mente umana si plasmi e come noi abbiamo una innata
capacità di adattamento nel far fronte a situazioni nuove.
Sebbene sia fiduciosa che l’iniziale disorientamento venga
superato da ognuno con le proprie tempiste, mi chiedo come nel lungo periodo l’impatto
ed il condizionamento visivo possa portare a dei cambiamenti ben più radicati.
A differenza di una abitudine, come possa essere quella di
impostare la sveglia al mattino e percorrere il tragitto verso il luogo di
lavoro, che di fatto è facile da assumere, il vedere persone con guanti e
mascherine, il tenere le distanze, il venir meno, almeno fino ad ora, dei
luoghi di incontro, ha una conseguenza ben maggiore della semplice annotazione
di qualcosa di differente rispetto a prima. L’osservazione di questo nuovo
scenario se da un lato ci porta a ricordare e a riflettere sul momento
antecedente la pandemia, dall'altro richiama l’assunzione di un nuovo approccio.
La mascherina porta con se la chiusura di quella che prima poteva
essere la lettura di una espressione, è una saracinesca tra noi e l’altro che
guardiamo con diffidenza, distacco o totale indifferenza. Ci sono poi quei casi
in cui la mascherina non viene indossata e verso questi possono nascere
sentimenti di rabbia e indignazione.
La causa predominante è la paura dell’infezione che porta alla
sfiducia verso l’altro e la sua conoscenza è indice solo di quello che potrà
essere il nostro grado di apertura, che in caso di persona estranea è
addirittura impensabile.
Come si potrebbe evitare di cadere in questo meccanismo di paura?
Il suggerimento che seguirà, nasce da un’intervista che ascoltai
non molto tempo fa di un noto scrittore e filosofo italiano. La situazione
attuale è nuova e non abbiamo un libretto di istruzioni, ci sono state fornite
delle direttive ma anche queste non nascono da una conoscenza storica dell’evento.
Se andassimo a riprendere il nostro archivio, scopriremo che una
situazione completamente nuova era quella antecedente l’incontro col primo amore. Se ricordate, da un lato avevamo gli esperti, gli adulti, che ben
presto capimmo non esserlo, dall'altro la nostra totale inesperienza. In quel
caso o subivamo la paura oppure decidevamo di assumere un atteggiamento di
scoperta verso il nuovo.
Io oggi non ho una teoria generale con delle risposte, non ho qui
con me la soluzione, ma so che se accogliessi la paura resterei indietro nelle
relazioni e non lo accetto!
Si apre così una nuova stagione di esplorazione e di scoperta perché sono pienamente convinta che a volte le cose buone devono finire affinché le migliori abbiano inizio.
Si apre così una nuova stagione di esplorazione e di scoperta perché sono pienamente convinta che a volte le cose buone devono finire affinché le migliori abbiano inizio.
Dcheese
Commenti
Posta un commento