Post 4 maggio


Sono trascorsi pochi giorni dall'ultimo decreto, per molti non è cambiato assolutamente nulla, per altri è parso come uno spiraglio di aria, altri ancora hanno ripreso le loro precedenti attività.
Una delle prime cose a cui far fronte è sicuramente la fatica nel doversi affacciare a delle nuove abitudini.

Avevamo già notato questa difficoltà durante la quarantena ma dopo circa un mese quel susseguirsi di ”click”, di segnali, la definizione di nuove routine, ripetute con continuità, hanno delineato un nuovo ciclo di abitudini. E’ incredibile come la mente umana si plasmi e come noi abbiamo una innata capacità di adattamento nel far fronte a situazioni nuove.

Sebbene sia fiduciosa che l’iniziale disorientamento venga superato da ognuno con le proprie tempiste, mi chiedo come nel lungo periodo l’impatto ed il condizionamento visivo possa portare a dei cambiamenti ben più radicati.

A differenza di una abitudine, come possa essere quella di impostare la sveglia al mattino e percorrere il tragitto verso il luogo di lavoro, che di fatto è facile da assumere, il vedere persone con guanti e mascherine, il tenere le distanze, il venir meno, almeno fino ad ora, dei luoghi di incontro, ha una conseguenza ben maggiore della semplice annotazione di qualcosa di differente rispetto a prima. L’osservazione di questo nuovo scenario se da un lato ci porta a ricordare e a riflettere sul momento antecedente la pandemia, dall'altro richiama l’assunzione di un nuovo approccio.

La mascherina porta con se la chiusura di quella che prima poteva essere la lettura di una espressione, è una saracinesca tra noi e l’altro che guardiamo con diffidenza, distacco o totale indifferenza. Ci sono poi quei casi in cui la mascherina non viene indossata e verso questi possono nascere sentimenti di rabbia e indignazione.

La causa predominante è la paura dell’infezione che porta alla sfiducia verso l’altro e la sua conoscenza è indice solo di quello che potrà essere il nostro grado di apertura, che in caso di persona estranea è addirittura impensabile.

Come si potrebbe evitare di cadere in questo meccanismo di paura?
Il suggerimento che seguirà, nasce da un’intervista che ascoltai non molto tempo fa di un noto scrittore e filosofo italiano. La situazione attuale è nuova e non abbiamo un libretto di istruzioni, ci sono state fornite delle direttive ma anche queste non nascono da una conoscenza storica dell’evento.

Se andassimo a riprendere il nostro archivio, scopriremo che una situazione completamente nuova era quella antecedente l’incontro col primo amore. Se ricordate, da un lato avevamo gli esperti, gli adulti, che ben presto capimmo non esserlo, dall'altro la nostra totale inesperienza. In quel caso o subivamo la paura oppure decidevamo di assumere un atteggiamento di scoperta verso il nuovo.
                   
Io oggi non ho una teoria generale con delle risposte, non ho qui con me la soluzione, ma so che se accogliessi la paura resterei indietro nelle relazioni e non lo accetto!  

Si apre così una nuova stagione di esplorazione e di scoperta perché sono pienamente convinta che a volte le cose buone devono finire affinché le migliori abbiano inizio.
                            
                                                             Dcheese



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