“Lo hanno ucciso, sai non so bene cosa avesse fatto ma ho visto il video.”
“Guarda sui social, sono tutti impazziti, non si parla d’altro da giorni!“
“Si assurdo, vedi un uomo di colore a terra ed il poliziotto sopra di lui con un ginocchio al collo che alla fine lo fa stecchito! Gli ha tolto il respiro!”
In questi giorni guardiamo l’America e giudichiamo.
Non entro nello specifico di quello che è solo uno dei tanti casi col “privilegio” di essere online.
Esatto è online, quindi sempre online ci si sente degli attivisti ad esprimere la propria opinione.
Tutti bravi, tutti ipocriti.
Credo che tutto questo sia profondamente triste.
E’ triste perché si è indignati solo quando una persona muore mentre tutti gli altri giorni vige l’omertà.
E’ come quando lungo il nostro tragitto quotidiano vediamo un palazzo cadere a pezzi ma solo quando casca un calcinaccio, colpendo un passante, affermiamo che andava ristrutturato e parte la “caccia alle streghe”.
Tutti bravi, tutti indignati.
Guardiamo l'America dicendo: “come si fa ancora a parlare di bianchi e neri? Siamo tutti uguali!”
Guardiamo l'America e omettiamo quanto avviene a casa nostra, dove ora ci si accanisce contro lo straniero, ora contro lo stesso italiano di regione diversa, ora con l’italiano della stessa regione ma di città diversa e la lista potrebbe continuare fino ad arrivare al pianerottolo di casa vostra.
Tutti bravi, tutti emotivamente coinvolti
Fiumi di hashtag “siamo tutti uguali”, non capendo che l’omologazione è il primo passo verso la discriminazione stessa.
Inclusione, è questo l’hashtag di cui necessita il mondo, l’apertura al diverso.
Diverso per colore, cultura, lingua, religione, tradizione, dal cui confronto nasce reciproca crescita.
Concludo con parte della definizione di uomo che trovate sul Treccani: ” Essere cosciente e responsabile dei propri atti […]”.
Nella mia personale versione aggiungerei: “spesso affetto da istinto di onnipotenza, superiorità e carenza morale da cui ne consegue il decadimento di egli stesso”.
Dcheese
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