Rosso, arancione, giallo….verde, azzurro, indaco e violetto! Non escludo che la filastrocca dell’arcobaleno possa essere emanata nel prossimo DPCM vista la fantasia che di certo non manca.
La regione in cui sono ora, ha avuto un “upgrade” e chiedo
venia per non aver sentito l’esigenza di uscire per recuperare le passeggiate
perse. Certo potrei andare in qualche negozio a strisciare la carta di credito
per i regali natalizi ma non avrei la possibilità di gustarmi una cioccolata
calda, aggiungerei “premiata” per essermi portata fuori di casa, a quelle che
sono temperature che di certo non ricordano i Tropici! Ah e per inciso io non
faccio regali di Natale…chiamatemi “Il Grinch” non mi offendo.
Oggi però non sono qui a parlare di DPCM o di quelle che
possano essere le contraddizioni ad esso annesse, perché credo che nasceranno
corsi di laurea appositi, o almeno un nuovo ramo di letteratura come minimo me
lo aspetto. Non sono venuta neanche a parlarvi di Natale e addobbi, sebbene
quest’anno ho visto gente decorare le proprie case ad ottobre!
Oggi però, partiamo dai pranzi, cenoni o se preferite riunioni di famiglia.
Ho sentito dire che c’è il vincolo di 6 persone al tavolo, già immagino il panico sui volti di molte madri e nonne. Potrei suggerire di lanciare i numeri della tombola per decidere chi è dentro e chi è fuori…ok terrò la proposta per me.
Il punto è che ogni anno, o almeno ogni qualvolta si
presenti una riunione di famiglia, “una povera anima” subisce un interrogatorio.
C’è qualcuno tra voi a cui non sia stata posta una delle seguenti domande:
“Quando ti laurei? Quando ci porti il fidanzato/a? Quando ti sposi? A quando un
nipotino? Non starei lavorando troppo?". E potrei continuare, ma di questo passo
sono già arrivata alla pensione!
In questi casi l’unico suggerimento che posso darvi è di
applicare il Wu Wei, “assenza di azione”. Decidete voi se vale la pena per la
persona che avete di fronte di investirci del tempo oppure se è preferibile
lasciar andare fingendovi morti. Fissare il bicchiere che da lì a breve andrete
a riempire può essere una opzione valida per lasciar scorrere…nel bicchiere
chiaro!
Siamo sinceri, sappiamo che quelli sono giudizi, critiche
camuffate da domande e in molti casi ci inducono a cercare una giustificazione,
ma ricordatemi per cosa?
Sono flessibile nel comprendere, che in certi casi per
l’interlocutore, le scelte di vita siano state più una lista di cose da
spuntare, lo sono meno quando domande di questo tipo vengano fatte in altri
ambienti.
Nonostante sia il 2020 in molte parti del mondo che tu sia
una professionista, una scrittrice, un’astronauta, che tu abbia dei successi,
premerà sempre sapere se sei accompagnata. In molte parti del mondo se un
giorno ti mostrerai stanca, non esiteranno ad evidenziartelo. In molte parti
del mondo se una mattina sarai raggiante non esiteranno a porti delle domande.
Chi se ne frega se è perché tu e ripeto tu stai bene e
magari quella mattina ti andava così! La domanda sarà sempre per chi? Per chi
lo fai?
Scrivendo queste cose mi viene da sorridere per la
semplicità che circola in giro, dove una donna ogni giorno se sta bene debba
essere esclusivamente per qualcun altro e non per se stessa.
Non voglio dire che non capiti anche agli uomini, ma mi
perdonerete se conosco meglio i “disagi” della mia categoria!
E’ stata diffusa l’idea che la principessa debba sempre
essere salvata da un principe (Disney docet). Diamine hanno rinchiuso Raperonzolo
su una torre; a Cenerentola hanno dato un mocio e se non bastasse le hanno
affiancato due sorellastre ed una matrigna…era il minimo che sclerasse ed
iniziasse a cantare con dei topi! Vogliamo parlare poi della favola “La
principessa e il ranocchio”? No perché anche quella avrà creato non poco
scompiglio su qualche stagno!
Potrei continuare, ma il punto è che qui, non c’è nessuno da
salvare!
Al diavolo le pressione! Al diavolo i giudizi! Al diavolo
gli stereotipi che la società velatamente impone!
Essere liberi, determinati e felici delle proprie scelte richiede
uno sforzo di gran lunga maggiore dell’accontentarsi.
Concludo augurandomi che nella prossima “reunion” non mi
prendiate alla lettera buttandovi sulla bottiglia di vino ma tenete a mente se non le mie, almeno le parole di Virginia Woolf:
“Non c’è cancello,
nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia
mente”.
Dcheese
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